Dal digiuno alle abbuffate. Perché gli eccessi? - Psicologia e Psicoterapia - Heimat

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Dal digiuno alle abbuffate.
Perché gli eccessi?

digiuno

Secondo H. Bruch vi sono diverse situazioni problematiche nelle quali “la corpulenza e/o l’assunzione alimentare servono a risolvere o mascherare dei problemi di adattamento interni o esterni”.

Questi disturbi sono variabili, possono esserci modificazioni ponderali stabili (ad esempio obesità o anoressia) o fluttuanti, oppure preoccupazioni importanti che riguardano l’alimentazione, legate all’aspetto fisico, che comportano abitudini alimentari particolari (ad esempio la dieta).

Parlando di disturbi del comportamento alimentare non dobbiamo far riferimento soltanto alle tristemente celebri diagnosi di anoressia e bulimia poiché, frequentemente, si ha a che fare anche con restrizioni alimentari, crisi bulimiche isolate, manovre di controllo del peso.

Queste condotte non rispondo ai criteri diagnostici delle classificazioni internazionali, ma possono avere aspetti in comune con queste patologie.

Bisogna considerare, però, come tali condotte non sempre portino a quadri clinici particolarmente gravi, nei casi in cui risultano essere isolate e di modesta intensità.

Tra i comportamenti alimentari instabili troviamo la e la crisi bulimica.

In questi casi il comportamento alimentare non è modificato durante i pasti.

Identifichiamo la voglia con una sensazione impellente di fame, in cui il comportamento alimentare rimane adeguato.

Durante la crisi bulimica, invece, il soggetto è portato a mangiare, spesso di fretta, nascondendosi e provando vergogna, una grande quantità di cibo, avendo la sensazione di perdere il controllo.

Gli alimenti ingeriti possono essere anche non cucinati, non si apprezzano i sapori.

L’abbuffata può terminare perché il cibo finisce, poiché arriva qualcuno o poiché la sensazione di riempimento arriva ad essere dolorosa.

In questo quadro dobbiamo considerare come recentemente sia aumentata la presenta di servizi di delivery, che garantiscono consegne a domicilio durante tutto l’arco della giornata, andando così ad intaccare gli orari canonici per i pasti e rendendo pressoché sempre disponibile un’ampissima gamma di alimenti.

Tra i comportamenti alimentari quantitativamente alterati troviamo l’iperfagia e le restrizioni alimentari.

Nell’iperfagia vi è un apporto alimentare eccessivo, spesso questa caratteristica è comune tra i membri del sistema familiare.

L’assunzione di cibo avviene al di fuori dei pasti, frequentemente durante tutto l’arco della giornata e mentre si svolgono altre attività (ad esempio, studiare, lavorare).

Spesso, purtroppo, sono condotte caratteristiche dell’obesità ma, a differenza della crisi bulimica, il soggetto non esperisce la sensazione di perdere il controllo.

Le restrizioni alimentari sono frequenti, soprattutto nel periodo prepuberale. Questa restrizione può essere globale o elettiva (cioè riguardare solo alcuni alimenti).

Spesso i soggetti seguono “consigli o raccomandazioni” generici, letti sui giornali o conosciuti tramite il web, magari in particolari periodi dell’anno come le feste o le vacanze estive.

In questi casi il piano alimentare non è costruito ad hoc e non considera le differenze individuali.

Spesso i fattori ambientali, ad esempio la ricerca di una figura snella e alla moda, giocano un ruolo fondamentale.

Queste restrizioni alimentari possono sia generare discussioni familiari sia essere sostenute da una qualche forma di complicità (ad esempio madre e figlia possono seguire la stessa dieta).

Bisogna ricordare che, in alcune situazioni come, ad esempio, stress al lavoro o nello studio, alterazioni transitorie nell’ambito della nutrizione e dell’alimentazione siano comprensibili e non pericolose il soggetto.



Se queste condotte divengono stabili, si ripetono o aumentano nel tempo, andando ad intaccare lo status fisico e/o emotivo, devono essere attenzionate.

Nel caso in cui questi disturbi ci riguardano in prima persona o riguardano uno dei nostri cari ci si può rivolgere ad una equipe di specialisti.

Nello specifico, grazie al lavoro con uno psicologo, si potranno comprendere le ragioni di tali comportamenti, al fine di essere sostenuti nell’affrontare tali difficoltà, con l’obiettivo di ritrovare un adeguato benessere psicofisico.



Dott.ssa Cristina Nobili
Psicologa

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Bibliografia
  • American Psychiatric Association (2014). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – DSM-5, Raffaello Cortina Editore.

  • American Psychiatric Association (2014). Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. DSM - 5. Raffaello Cortina Editore. Gabbard G. O. (2007). Psichiatria Psicodinamica. Raffaello Cortina Editore.

  • Marcelli D., Braconnier A. (2006). Adolescenza e Psicopatologia. Elsevier Editore.