Endometriosi e Psicologia - Parliamone e rompiamo i tabù!

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Endometriosi e Psicologia
Parliamone e rompiamo i tabù!

endometriosi

L’endometriosi è una patologia ginecologica complessa e cronica, caratterizzata dalla migrazione di cellule endometriali in altre parti del corpo rispetto alla loro sede naturale.

L’endometriosi è una condizione frequente.

Colpisce circa il 10-15% delle donne in età riproduttiva, interessando circa 3 milioni di italiane.

Il picco si verifica tra i 25 e i 35 anni, ma la patologia può comparire anche in fasce d'età più basse.

I sintomi talvolta sono così dolorosi da divenire invalidanti, causando gravi ripercussioni sulla sfera personale, lavorativa, familiare e sociale.

In alcune donne, a causa di particolari localizzazioni della malattia, si può provare dolore durante l’evacuazione o la minzione, o sintomi intestinali aspecifici, per esempio periodi di stitichezza alternati a diarrea, sensazione di gonfiore addominale o mancato svuotamento intestinale, che molto spesso vengono associati inizialmente ad una diagnosi di “colon irritabile” e solo dopo valutazioni approfondite vengono collegati ad una situazione di endometriosi.

In casi fortunatamente rari l’endometriosi può colpire anche i polmoni o la pleura, determinando situazioni molto gravi come, per esempio, l’insorgere di uno pneumotorace.

Inoltre, l’endometriosi può essere causa di sub-fertilità e infertilità (30-35%), di disfunzioni sessuali legate al dolore che si prova durante il rapporto sessuale (per esempio riduzione del desiderio), di sindrome da affaticamento cronico e, in generale, di riduzione della qualità della vita.

La diagnosi arriva spesso dopo un percorso lungo e dispendioso, il più delle volte vissuto con gravi ripercussioni per la donna, in media dopo nove anni dall’inizio dei dolori (spesso non riconosciuti e stigmatizzati).

Tutto questo ha delle ricadute importanti.

L’immagine corporea della donna è colpita, così come il rendimento scolastico e lavorativo (frequente è l’assenteismo), il piano relazionale e affettivo (pensiamo all’intimità che da fonte di piacere diventa fonte di dolore).

Numerosi studi indicano anche come le donne che soffrono di dolore pelvico correlato all’endometriosi più frequentemente manifestano disturbi legati all’ansia o alla depressione. Talvolta invece l’endometriosi può risultare pressoché asintomatica, e venire diagnosticata durante un controllo ginecologico di routine.

Purtroppo, ancora si assiste ad una limitata consapevolezza della patologia ed è necessario combattere il ritardo diagnostico poiché una pronta diagnosi e un trattamento tempestivo possono migliorare la qualità di vita e prevenire l’infertilità.

Sin dalla più giovane età ogni ragazza deve sapere che i dolori mestruali e durante i rapporti non sono normali e che non devono essere taciuti.

Sfortunatamente, troppo spesso accade che molte donne, ma soprattutto adolescenti, non si sentono accolte ed accudite nella loro richiesta e per questo sono portate a vivere la loro patologia nel silenzio.

In passato la diagnosi era più complessa (era necessaria una laparoscopia diagnostica), attualmente grazie ad una visita accurata, anamnesi e ecografia può iniziare un percorso ricco di variabili ma sostenibile.

Il lavoro di rete tra professionisti, primi tra tutti medico di medicina generale, ginecologo e psicologo, è fondamentale.

La diagnosi di endometriosi spesso arriva in ritardo per cui, in alcuni casi, potrebbe essere utile incoraggiare la paziente ad intraprendere anche un percorso di supporto psicologico individuale o di coppia nell’affrontare il periodo successivo alla diagnosi, eventuali difficoltà di concepimento che potrebbero presentarsi e/o eventuali conseguenze successive all’operazione.

Come sappiamo non è possibile definire una modalità di trattamento univoca ma sicuramente lo psicologo adeguatamente formato può sostenere la donna in vari ambiti:

  • costruire un’immagine di sé ed un’identità integra

  • sviluppare un maggior senso di accettazione della malattia

  • acquisire una propria autonomia

  • ridurre i livelli di ansia, preoccupazione e stress

  • ritrovare una soddisfazione sessuale

  • migliorare la qualità della relazione di coppia (se legati sentimentalmente) e della qualità della vita in generale.

Ogni storia è diversa, così come ogni vissuto legato alla malattia.

Ricordiamo ancora una volta quanto sia importante lavorare in un team multidisciplinare, rompere i tabù e sostenere la donna in questa condizione.



Dott.ssa Cristina Nobili
Psicologa

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Riferimenti