Giochiamo Insieme? - Heimat - Studio di Psicologia e Psicoterapia

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Giochiamo insieme?
L'importanza del gioco in infanzia

gioco

I bambini fin dalla nascita provano un’attrazione istintiva per il gioco, che si concretizza attorno ai 2 - 3 anni.

Bisogna considerare come il gioco sia possibile, agli occhi dei bambini, in qualsiasi luogo ed in qualsiasi momento.

Il gioco per gli adulti significa tempo libero mentre per i bambini è un lavoro vero e proprio; con un pò di ironia potremmo dire che a differenza degli adulti i bambini amano il loro lavoro e raramente desiderano un giorno libero!

Il celebre artista Bruno Munari nel 1986 scrive che "Giocare è una cosa seria! I bambini di oggi sono gli adulti di domani, aiutiamoli a crescere liberi da stereotipi, aiutiamoli a sviluppare tutti i sensi, aiutiamoli a diventare più sensibili. Un bambino creativo è un bambino felice!"

Gli esperti descrivono il gioco come un luogo magico ed immaginario, dove i bambini esprimono veramente se stessi.

Il gioco è divertente, ricco di significati, complesso:


  • può essere un modo per provare ruoli e competenze proprie degli adulti (es. giocare a fare la mamma, a fare un mestiere),
  • può essere un modo per stare insieme e ristabilire una connessione quando questa si era interrotta (es. giocare alla lotta),
  • può servire per recuperare una situazione di stress emotivo.

Il gioco per un bambino è fondamentale.

È noto che un un bambino che non gioca è inquadrato come un soggetto con disturbi emotivi, come un adulto che non parla o non lavora.

A volte i bambini non riescono a giocare quando si sentono oppressi da emozioni (es. fanno i capricci) o infuriati, oppure quando sono ritirati e si chiudono in se stessi.

In questo caso è importante fare chiarezza: i bambini che non giocano, che sono estremamente silenziosi, per nulla esuberanti, non sono “bravi” bambini, piuttosto con il loro atteggiamento potrebbero esprimere un disagio che dovrebbe essere colto dagli adulti di riferimento.

Le risposte dei genitori, spesso stanchi delle incombenze che derivano dalla quotidianità, quando un bambino chiede di giocare sono del tipo: “Sei monello!”, “Non so cosa fare!”, “Ora non posso, sono occupato!”.

Tutto questo interrompe la connessione tra un adulto ed il proprio bambino.

Ma non bisogna preoccuparsi: una connessione si può in interrompere ma si può anche ristabilire.

Nello specifico la connessione - disconnessione - riconnessione tra un bambino ed un caregiver (ovvero un adulto che si prende cura, non solo genitori ma anche nonni, babysitter) si ripete costantemente durante tutta l’infanzia.

A questo proposito è importante far riferimento al concetto di Legame di Attaccamento, teorizzato da J. Bowlby.

Il Legame di Attaccamento permette ai bambini di esplorare l’ambiente mantenendo un senso di sicurezza.

Va considerato come un “reale rifornimento per esplorare l’ambiente”, avviene solo tra esseri umani, per cui ricordiamoci che una risposta sensibile ai bisogni del bambino non può avvenire da un tablet o un pc!

Ad un bambino che si sente sicuro, che ha costruito un solido legame di attaccamento con i propri caregiver, in futuro basterà il solo pensare alle figure di accudimento, senza la costante necessità della presenza fisica dell’altro, per sentirsi protetto e potersi dedicare ad altro con senso un senso di sicurezza (ad es. amici, scuola, agli scout, agli sport..).

Per sviluppare nei nostri figli un senso di sicurezza non è necessario “proteggerli da tutti i lividi”, sarebbe impossibile, pensiamo a quanto tempo trascorriamo distanti, ad esempio noi al lavoro e loro alla scuola materna, bensì incoraggiandoli a provare qualcosa di nuovo e offrire loro una mano per sostenerli qualora ne avessero bisogno.

Inoltre è utile evitare le critiche, ci sembra di aiutarli (es: “puoi farlo meglio”) ma, inconsapevolmente, instilliamo nella loro testa una voce critica (e poi bisogna fare i detective per capire cosa c’è sotto).

Per stabilire una connessione bisogna comportarsi in maniera diversa a seconda dell’età, con i bambini più piccoli vuol dire mettersi al loro stesso livello mentre con quelli più grandi significa condividere luoghi ed interessi.

È importante sintonizzarsi, rispettando i loro tempi, anche se noiosi e vorremmo che arrivassero subito al sodo.

Bisogna considerare che prima di condividere emozioni e pensieri importanti i bambini vogliono essere certi che li ascoltiamo sul serio, spesso non è sufficiente chiedere frettolosamente “Come è andata oggi a scuola?”.

Per sintonizzarsi è bene avere a mente alcune semplici ma importantissime azioni: si possono condividere e seguire le risate, ad esempio guardando insieme la tv e capendo cosa fa ridere i nostri figli, utilizzare dei giochi fisici, raccontare storie ed infine organizzare del tempo dedicato.

Infine ricordiamo ai genitori, ed in generale ai caregiver, di prendersi cura di loro stessi.

Crediamo sia importante:


  • Riconoscere le emozioni forti, proprie e altrui, anche se possono sembrare spaventose (esempio sensazione di non farcela, di non essere all’altezza, di voler desistere) e di conseguenza ricaricarsi e ricevere conforto,
  • Confrontarsi con altri genitori, con amici e parenti
  • Chiedere, se necessario, aiuto ad un professionista (ad esempio uno psicologo o uno psicoterapeuta).

Concludiamo con una poesia, appesa ad un armadio colorato di una scuola materna nel centro di Roma, che ben sintetizza l’importanza dei nostri semplici gesti visti dagli occhi dei bambini.

MI SENTO FELICE

Quando torno da scuola e ti siedi un momento
per ascoltare quello che ho fatto.
Quando mi porti in giro sulle tue spalle.
Quando ti abbassi per vedere le cose come le vedo io a qui.
Quando mi racconti le marachelle che
combinavo quando ero più piccolo.
Quando vedo che a casa non vuoi bene solo a me,
ma che tutti ci vogliamo bene.
Quando mi permetti di aiutarti a cucinare anche se sporco
un pò il pavimento.
Quando ridi per qualcosa che ha fatto ridere anche me.
Quando la sera vieni a darmi un bacio e mi racconti una storia
anche se non riesco ad ascoltare il finale perchè mi sono già addormentato.
Perché sei con me oggi e lo sarai anche domani.
Mi sento felice quando ti vedo accanto a me.


Dott.ssa Cristina Nobili
Psicologa
Roma, via Val di Non
3409754192
info@psicologiaheimat.it
www.psicologiaheimat.it



Bibliografia


  • Bettelheim B. (2013), Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe, Diciassettesima Edizione, Giangiacomo Feltrinelli Editore.
  • Cohen L. J. (2016), Gioca con me. L’ Educazione giocosa, un nuovo, entusiasmante modo di essere genitori, Giangiacomo Feltrinelli Editore.
  • Wyckoff J., Unell B.C (2014), Dal no al sì senza urla e minacce, Terza Ristampa, Red Edizioni.